Biomasse e il loro significato

Il termine biomassa ha origini scientifiche che risalgono alla prima metà del ventesimo secolo, nella fattispecie il biologo acquatico Bogorov e prima di lui l’oceanografo Zenkevich teorizzarono e diedero forma al concetto di biomassa definendolo come: l’insieme di sostanze di organismi viventi stanti una determinata unità di superficie o di volume.

Il concetto originario però si evolve con il tempo e si dirama in due aree: quella ecologica (alla quale si può ascrivere la definizione di cui sopra) e quella delle energie rinnovabili.

Dunque cos’è una biomassa e cosa ha a che fare con i temi energetici? Come definito anche dall’Unione Europea la biomassa altro non è che la frazione biodegradabile di prodotti e rifiuti di origine biologici, provenienti dall’agricoltura, dalla silvicoltura, dalla pesca e dall’acquacoltura.

Questo insieme di sostanze in una data condizione atmosferica costituisce una nuova fonte di energia, che oltretutto non aggiungerà anidride carbonica perché la stessa sarà stata assorbita durante il loro processo di crescita in forma vegetale, ovvero semplificando un albero sviluppandosi assorbe anidride carbonica e dunque depura l’ambiente, queste biomasse rimettono in circolo quella stessa anidride non generandone di nuova, vantaggio di certo non trascurabile per le politiche di contenimento dell’effetto serra.

Il processo che solitamente trasforma la biomassa in energia è senza dubbio quello della combustione, e ne deriva che attraverso opportuni strumenti, come ad esempio il termovalorizzatore, questi materiali di scarto si trasformano in fonte di approvvigionamento per produrre, o anzi meglio, generare il calore.

Insomma un settore nato inizialmente come fonte di risparmio, considerando che i prodotti di scarto esistono già in natura, ad oggi rappresenta una vera e propria linea strategica dell’UE, finalizzata a ridurre l’inquinamento e a rendere i luoghi più ecosostenibili, come spesso si sente dire.

Un altro degli aspetti vantaggiosi delle biomasse è la loro trasversalità e polifunzionalità, ovvero si prestano ad essere usate in svariati settori fondamentali dell’economia, come quello edilizio o dei trasporti, e più in generale del settore terziario.

Ogni giorno l’assedio mediatico dell’aumento del prezzo della benzina è incalzante, ma non in molti sanno che dalla fermentazione dei vegetali ricchi di zucchero, quale è il mais per indicarne uno, si ricava l’etanolo che può essere riadoperato come fonte di energia per alcuni tipi di motori (non tutti sia chiaro), andando quindi a sostituire del tutto la benzina. Un calcolo veramente basilare mostra che in un raccolto potrebbe esserci un eccesso di produzione che verrebbe svenduta sul libero mercato, oppure appunto riutilizzata come biomassa e come fonte di energia alternativa e rinnovabile.

Scopri di più sull’ argomento: http://www.energie-alternative.it/category/biomasse/

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