I resti fossili di un bradipo gigante emergono in Belize: chi era l’Eremotherium laurillardi

I resti fossili di un bradipo gigante emergono in Belize: chi era l’Eremotherium laurillardi
in foto: Credit: Lisa J. Lucero / Valley of Peace Archaeology

I resti fossili di un gigantesco bradipo preistorico sono stati scoperti in un cenote (una dolina piena d’acqua dolce) nel Belize, in America Centrale. L’esemplare, vissuto 27mila anni fa, era un eremoterio appartenente alla specie Eremotherium laurillardi, che raggiungeva le colossali dimensioni di 6 metri di lunghezza, 4 metri di altezza e oltre 6 tonnellate di peso. Si trattava di un animale decisamente più grande e impressionante dei moderni bradipi, ed era uno dei più caratteristici dell’affascinante “megafauna” vissuta durante l’era glaciale del Pleistocene, come il celebre mammut.

Credit: Tony Rath / Valley of Peace Archaeologyin foto: Credit: Tony Rath / Valley of Peace Archaeology

Ricerca americana. A individuare i fossili è stato un team di ricerca americano guidato da scienziati del Dipartimento di Antropologia presso l’Università dell’Illinois di Urbana-Campaign, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Bureau of Land Management – un ente statale dello Utah – e del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università Vanderbilt. I ricercatori, coordinati dalla dottoressa Jean T. Larmon, sono stati contattati da un’altra squadra che stava analizzando il cenote (o sinkhole) alla ricerca di manufatti Maya, quando si sono imbattuti in alcune insolite ossa.

Credit: Stan Ambrose / Valley of Peace Archaeologyin foto: Credit: Stan Ambrose / Valley of Peace Archaeology

Bradipo colossale. Dopo un lungo viaggio nella foresta con l’attrezzatura per le immersioni, il paleontologo e subacqueo Greg McDonald è sceso fino a 20 metri di profondità nella dolina, e su un ripiano di argilla ha trovato adagiati alcuni resti dell’eremoterio: un enorme dente lungo circa 10 centimetri e largo 2,5, una parte del femore e un osso delle zampe anteriori. Molto probabilmente sul fondo del cenote (profondo 60 metri) si trovano altri fossili, per questo gli scienziati sperano di condurre al più presto un’altra spedizione. Dall’analisi del dente Larmon e colleghi hanno determinato che il bradipo seguiva una dieta variabile in base alle stagioni; vegetazione legnosa e cespugli durante la stagione secca, che durava nove mesi, ed erba, arbusti e fiori – come quelli di bromelia – durante quella più umida, di soli tre mesi. Il bradipo visse durante l’Ultimo Massimo Glaciale (Last Glacial Maximum o LGM), un periodo in cui una larga parte della Terra era ricoperta da vastissimi ghiacciai.

Credit: Julie McMahon / Università dell’Illinois a Urbana–Champaignin foto: Credit: Julie McMahon / Università dell’Illinois a Urbana–Champaign

Adattamento. La grande adattabilità dell’eremoterio suggerisce il motivo per cui questi maestosi bradipi si diffusero enormemente durante il Pleistocene. Ma indica anche che i radicali cambiamenti climatici dell’epoca non furono sufficienti a decretarne l’estinzione. Secondo gli autori della ricerca, infatti, un contributo fondamentale fu dato dagli uomini preistorici, che cacciarono questi animali senza pietà esattamente come hanno fatto con altri rappresentanti della megafauna (e non solo). I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Science.

Fonte: I resti fossili di un bradipo gigante emergono in Belize: chi era l’Eremotherium laurillardi

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